Teatro

L’Intruso: recensione di Leonardo Ferrari Carissimi

l'intruso

La recensione firmata da Leonardo Ferrari Carissimi dello spettacolo teatrale prodotto da Rapsodie, L’Intruso.

L’uomo normale fa paura, la normalità può fare molta paura. L’esistenza che non lascia vie di fuga all’angoscia e alla frustrazione è un lento ed inesorabile cammino verso la violenza, quella pura, quasi sempre autolesionistica.

La normalità de L’Intruso

L’intruso è un uomo normale: lavora come impiegato in un’azienda, ha un orario di entrata e uno d’uscita e ogni giorno ha a che fare con le stesse persone con le quali non condivide nulla oltre a insulsi convenevoli e una miriade di non detti. Osserva la sua vita correre via come in un patetico e infinito lungometraggio in cui non interpreta nessun ruolo: lui osserva, è lo spettatore di se stesso.

Nei suoi occhi si legge la timida e imprevedibile ferocia di chi può tutto perché niente può perdere, la realtà gli ha rubato i sogni, lo ha depredato brutalmente lasciandolo a combattere con i morsi dolorosi della sua solitudine.

L’Intruso di Davide Tassi

Davide Tassi interpreta magistralmente l’uomo normale e la sua interpretazione attoriale è, al contempo, un’interpretazione dal profondo valore antropologico sull’origine della violenza: quando le nostre più entusiastiche aspirazioni vengono abortite da una realtà indegna e priva di logica, entra in scena la follia, il gesto inconsulto, lo strappo, disperate reazioni di un animo vitale che non accetta di chinarsi.

Sul fatto se queste reazioni siano o meno moralmente giustificabili si divide l’opinione dell’umanità: c’è chi preferisce chinare senza amore la testa per arrivare al traguardo e chi, invece, preferisce perire distruggendo e distruggendosi perché non accetta l’immagine che lo specchio ogni giorno gli restituisce.

Non c’è religione o filosofia che tenga. Ciascuno di noi, nella vita, ha sperimentato tale scelta.

L’Intruso di Tassi coglie l’ingrediente psicotico, quasi horror, nascosto all’ombra della normalità e parlando di sé parla della vita di molti, moltissimi, sfortunatamente troppi, esseri umani.

Leonardo Ferrari Carissimi, Regista, Teatro dell’Orologio

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